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RECENSIONI
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LIBRI

 “Lighting”, manuale di design della luce a cura di Gianni Forcolini e di “Lighting Exhibition”

Perché una vetrina, un allestimento o dei prodotti in esposizione attirano maggiormente la nostra attenzione rispetto ad altri? A questa e ad altre domande su come sfruttare la luce per una migliore comunicazione visiva prova a rispondere “Lighting”, manuale di light design, edito da Hoepli, a cura del professor Gianni Forcolini, architetto e designer.

Il libro offre un'ampia e aggiornata trattazione dell'hardware illuminotecnico, espone i criteri fondamentali della progettazione della luce ed esamina i principali ambiti applicativi. Il manuale si conclude con una sezione dedicata ai fondamenti disciplinari del lighting design. La luce, dunque, diventa un prezioso materiale di progetto, che deve rispondere a svariate funzioni in ogni tipo di spazio costruito.


Parallax
Architettura e percezione
di Steven Holl

Parallax nasce dall’invito di Bruce Mau per una conferenza al Powerplant di Toronto l’11 maggio del 1999. Tornato in studio, Steven Holl sente l’esigenza di portare a fondo il discorso e lavorare a un libro che affermi “uno spirito dell’architettura e delle scoperte nella scienza e nel campo della percezione, che cerchi di esplorarne le relazioni”. Di quelle note Parallax mantiene alcune caratteristiche, più che un lungo saggio si configura come un diario concettuale composto da brevi frasi e immagini, un libro dal forte carattere sperimentale che esplora alcuni aspetti della scienza a partire dal doppio senso del titolo. Il termine “parallax”, infatti, concentra in sé due aspetti fondamentali dell’architettura di Steven Holl, i fenomeni naturali e scientifici e l’aspetto esperenziale dell’architettura: “La parallasse – ossia il cambiamento della disposizione di superfici che definiscono lo spazio come risultato del cambiamento della posizione dell’osservatore – si trasforma quando gli assi del movimento lasciano la dimensione orizzontale. I movimenti verticali o obliqui attraverso lo spazio urbano moltiplicano le nostre esperienze.” Cambiando la prospettiva, muovendosi attraverso lo spazio, assistiamo a una parallasse di sovrapposizione spaziale: ma si tratta di un fenomeno che non possiamo registrare, possiamo soltanto trarne un’esperienza muovendoci in uno spazio. è proprio questa combinazione tra una forte inventiva e una base razionale-scientifica, tra la consapevolezza del passato e quella del presente, che hanno reso il lavoro di Steven Holl indispensabile per la scena dell'architettura contemporanea.


RIVISTE

 
N. 17

Anfione e Zeto dedica questo numero, con tema ‘Singolarità’, alla Città della Cultura di Galizia a Santiago de Compostela (Spagna), progetto di Peter Eisenman.

Nella prima parte, chiamata ‘Opera’, dedicata all’opera architettonica e costituita da varie sezioni che ne analizzano la consistenza e la contestualizzano, vengono inseriti gli editoriali di Margherita Petranzan e Alberto Giorgio Cassani, oltre ai saggi critici di Franco Purini, Benedetto Gravagnuolo, Ernesto Luciano Francalanci e Guglielmo Monti. Nella sezione centrale, chiamata ‘Theorein’, la parte tematica viene sviluppata come una riflessione teorica autonoma e rigorosa attorno al tema del numero; riflessione attorno a ciò che, pur essendo provocato dall’opera architettonica, viene sottoposto ad un accurato ripensamento sempre attento alle infinite esperienze di pensiero che nel nostro linguaggio continuano ad abitare. Sul tema ‘Singolarità’, vengono inseriti gli scritti di Sergio Givone e Massimo Donà. Nella seconda parte, chiamata ‘Varietà’, momento di riflessione aperta ad ospitare su uno stesso piano e con gli stessi diritti progetti di architettura, opere prime, opere inedite, arti, filosofie, interviste, libri, mostre, troviamo tra le opere inedite alcuni progetti dello studio Gregotti Associati e di Adriano Cornoldi con lo Studio MAS.

Chiude il numero Paolo Valesio con il suo ‘Codex Atlanticus’.

Il prossimo numero della rivista, n. 18, con tema ‘Differenza’, presenterà un’opera di Giancarlo De Carlo.

Peter Eisenman - Città della Cultura di Galizia - Santiago de Compostela - Spagna 1999-2003 - Il Poligrafo, Padova, settembre 2004

 


E' IN LIBRERIA PARAMETRO 252/253 (luglio/ottobre 2004) - ANY. UNA ANTOLOGIA 
(a cura di Matteo Agnoletto)
 

Nel 1993 esce il numero 0 di ANY magazine, acronimo di Architecture New York, e prefisso che contraddistingue le tematiche affrontate nei 10 convegni annuali, svoltisi in giro per il mondo dal 1991 al 2000. Rivista, seminari e i relativi atti pubblicati gravitano intorno alla Anyone Corporation, fondata da Arata Isozaki, di Tokyo, Peter Eisenman, di New York, Ignasi de Solà-Morales, di Barcellona, e Cynthia Davidson, editor di ANY, che dopo 27 fascicoli ha interrotto la sua pubblicazione nell'ottobre del 2000. «Parametro» 252/253 ne analizza la collezione, attraverso le schede curate da Julian Adda, Luka Skansi, Marcello Gizzarelli, Luca Galofaro, Anna Barbara, Rossella Gotti, Gisella Bassanini, 2a+p, Sergio Pirrone, Andrea Guardo, Gabriele Mastrigli, Silvio Cassarà, Fabio Quici, Ruggero Baldasso, Cesare Birignani, Giovanni Damiani, Cecilia Bione, Maddalena Scimemi, Daniele Pisani, Furio Barzon, Gianluca Milesi, Giovanni Corbellini, Brett Terpeluk, Raffaella Laezza. Il taglio monografico delle diverse trattazioni spazia dalle opere di singole personalità –James Stirling, Tadao Ando, Buckminster Fuller, Colin Rowe, Manfredo Tafuri– alla discussione critica sugli esiti di concorsi di architettura –per la Tate Gallery, per l'ampliamento dell'IIT di Chicago di Mies– fino ai ragionamenti sulle mutazioni e le contaminazioni subite dall’architettura nel decennio trascorso, indagando l'Elettrotettura, il ruolo del gioco e della memoria, lo strumento del diagramma. Insieme alle schede, «Parametro» 252/253 ospita una rilettura aggiornata di Cynthia Davidson sull'esperienza di ANY e un'intervista di Pier Vittorio Aureli a Peter Eisenman sulla condizione contemporanea della disciplina architettonica. In chiusura, una sezione antologica composta con saggi, inediti in italiano, di Cynthia Davidson, Rem Koolhaas, Peter Eisenman, Robert Somol, Christian Hubert, Sanford Kwinter, Greg Lynn, Wolf Prix, Jean-Louis Cohen, Kevin Roche, Richard Meier, Francesco Dal Co, Ralph Rugoff, Toyo Ito, Ben Van Berkel & Caroline Bos, Pierluigi Nicolin, John Hejduk, Detlef Mertins.

 


 

Teatro senza architettura, a cura di Brunetto De Batté, indaga le evoluzioni dello spazio dello spettacolo, con particolare riferimento alle esperienze più recenti. Il numero, aperto da un regesto storico che illustra il passaggio dello spazio architettonico tradizionale del teatro ad altri luoghi della città (capannoni industriali, strade e piazze, cave dimesse come in alcune opere di Peter Brook), si concentra su specifici esempi, per indicare il progressivo distaccarsi dalle pratiche abitudinali del fare e pensare il teatro.

Le interviste a Gianfranco Padovani, Luca Ronconi ed Emanuele Luzzati raccontano, attraverso le parole di tre diretti protagonisti, gli orientamenti della scenografia e le rispettive metodologie di lavoro.

I saggi di Michele Palamara e di Domenico Cogliandro riflettono sull'architettura del teatro, soffermandosi nell'analisi dei casi di Catania e Sciacca, oggetto quest'ultimo di un tragico abbandono che dura ormai da oltre trent'anni.

La spazialità del teatro è messa in discussione nell'articolo di Andrew Todd: nel suo la crisi dell'architettura del teatro è riassunto il contenuto principale di questo fascicolo di "Parametro". Lo spazio scenico necessita oggi più che mai di diversi contesti per rappresentarsi. E' quanto affermano e dimostrano, nelle loro opere qui presentate, le ricerche di Guido Fiorato, Luca Antonucci, Actiegroep, Studioazzurro, Giorgio Gallione o come nel caso del teatro sull'acqua di Vito Acconci a Graz.

"Parametro" 249 ospita inoltre un'intervista di Vincenzo Latina a Odile Decq: una riflessione sulla condizione attuale dell'architettura e sulle tecniche progettuali dell'architetto francese, incaricato della costruzione del MACRO, il Museo per l'Arte Contemporanea di Roma.

 


PROGETTI

Inaugurato in California il ponte-meridiana di Calatrava 

Un’arpa in acciaio, vetro e granito sospesa sul Sacramento River destinata a diventare la pietra miliare di Turtle Bay 


http://www.edilportale.com/edilnews/NpopUp.asp?idDoc=5421&iDCat=3


Finalmente portati a termine i lavori della Chiesa di S. Pio a San Giovanni Rotondo progettata da Renzo Piano. L'immensa struttura è stata pensata in risposta agli oltre 7 milioni di pellegrini che ogni anno arrivano nel paese pugliese. L'edificio riuscirà, infatti, ad contenere contemporaneamente la bellezza di 6.500 fedeli seduti, ma moltissimi altri in piedi per le grandi funzioni religiose.
Iniziati i lavori nel luglio del 1994, il prossimo primo luglio la chiesa sarà finalmente inaugurata
L'edificio ha la forma di un enorme conchiglia in legno e acciaio sorretta da 17 enormi archi di luce scalare, disposti a raggiera attorno ad un unico enorme pilastro in cemento armato. Tutti sono stati realizzati con blocchi di pietra garganica, e rappresentano il grande elemento espressivo di questo nuovo progetto di Renzo Piano, cioè la forza dell'uomo.
Una sorta di riavvicinamento alle tradizionali tecniche costruttive che l'architetto nella sua piena maturità sembra riscoprire. La pietra, il materiale delle grandi cattedrali del passato, le quali Renzo Piano sembra voler sfidare usando tecnologie lavorative avanzatissime.
Le sculture che adornano in più punti la chiesa sono di artisti del calibro di Domenico Palladino, Giuliano Vangi e Arnaldo Pomodoro che ha realizzato l'altare, in prossimità del grande pilastro in cemento armato, e la croce.
Anche paesaggisticamente l'enorme struttura è ben progettata. E' infatti molto più ampia che alta ed è pensata per essere avvolta presto nella vegetazione.

Michele Palamara

 

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